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Game Changers: una nuova generazione di atlete

Il calcio femminile tra crescita, ambizione e rivoluzione culturale, nella visione di Annamaria Serturini

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Annamaria Serturini incarna perfettamente lo spirito della Gen Z nel mondo dello sport. Cresciuta con il pallone tra i piedi, oggi è una delle protagoniste del calcio femminile italiano nell'Inter Women, con la determinazione e l'ambizione di chi sa che il cambiamento è possibile. In un panorama in continua evoluzione, il suo percorso racconta una storia di crescita personale e collettiva, tra sogni realizzati e nuove sfide.

«Ho avuto la fortuna di giocare con grandi calciatrici fin da piccola. Una volta, per seguire le giocatrici che ammiravi, dovevi andare allo stadio. Oggi, invece, le bambine possono guardare le partite in TV e dire: “Un giorno vorrei diventare come Annamaria Serturini”. Questo è un enorme passo avanti per il calcio femminile» racconta. Cresciuta in un ambiente dove il calcio femminile stava ancora cercando di trovare il suo spazio, ha vissuto in prima persona l'evoluzione del movimento. «Quando ho iniziato, c'erano poche opportunità per le ragazze. Oggi le cose stanno migliorando: le strutture si stanno sviluppando e c'è più visibilità, ma c'è ancora tanto da fare. Abbiamo bisogno di investire nelle giovani, creare un percorso che permetta a tutte di crescere in un contesto professionale e competitivo, senza sentirsi un passo indietro rispetto ai colleghi uomini».

Oggi gioca nell'Inter, un club che ha investito molto nel progetto femminile. «Siamo parte integrante di una famiglia. Non tutte le società, fino a qualche anno fa, avevano un club maschile alle spalle e questo fa la differenza. Ti fa sentire nel calcio che conta e aumenta il livello di professionalità dell'intero movimento» Ma il cammino è ancora lungo. «C'è un gap evidente tra calcio maschile e femminile. Per colmarlo servono investimenti, ma soprattutto persone competenti che sappiano gestire le risorse nel modo giusto. Abbiamo bisogno di professionisti che crescano con noi. Se l'ambiente resta fermo, anche noi facciamo fatica a evolverci. L'integrazione con i grandi club aiuta anche nella percezione del pubblico: ci si abitua a considerare il calcio femminile al pari di quello maschile, ed è proprio questo il cambiamento culturale che dobbiamo promuovere».

Oltre alla preparazione atletica, la componente mentale gioca un ruolo cruciale nella carriera di un'atleta. «Da quattro anni lavoro con un mental coach e con una psicologa. Il mental coach mi aiuta nella performance sportiva, mentre la psicologa lavora sul mio benessere quotidiano. La testa è lo strumento principale: il corpo la segue». Un tempo, la salute mentale nello sport era un tabù. Oggi, invece, è un aspetto sempre più tenuto in considerazione. «C'erano tanti pregiudizi, ma ora sempre più giocatrici cercano un supporto psicologico. Parlare delle proprie emozioni è fondamentale, soprattutto in un mondo competitivo come il nostro. Significa sapere gestire la pressione, le aspettative e anche le delusioni, che fanno parte del nostro lavoro. Credo che le nuove generazioni di atlete siano più consapevoli di questo e abbiano meno paura di chiedere aiuto».

Giocare la Champions League è un obiettivo concreto per lei e la squadra. «Ho avuto la fortuna di giocarla più volte e di segnare. Sono momenti che aspetti da una vita. Ora lavoriamo per tornarci: significherebbe tanto per me, per le mie compagne e per la società. Non deve essere un sogno irraggiungibile, ma un obiettivo alla nostra portata». Ma non ci sono solo le competizioni europee nei suoi pensieri. «Voglio continuare a migliorarmi ogni giorno, cercando di dare sempre il massimo. Credo che il calcio sia un percorso di crescita continua, e finché avrò la motivazione per alzare l'asticella, so che sarò sulla strada giusta».

E il futuro? «Non so ancora se resterò nel mondo del calcio, ma se lo facessi mi vedrei più in un ruolo dirigenziale che come allenatrice. Mi piacerebbe lavorare per lo sviluppo del calcio femminile, magari contribuendo a creare nuove opportunità per le giovani. Per ora voglio concentrarmi sul presente e dare il massimo».

Trovare il giusto equilibrio tra passione e professione è la chiave per non perdere mai la motivazione. «Ho la fortuna di fare quello che amo. Mi sveglio ogni mattina sapendo che il mio lavoro è anche la mia più grande passione. Certo, ci sono responsabilità e momenti difficili, ma affronto tutto con il sorriso. Bisogna gestire la competizione con leggerezza e positività, senza dimenticare il divertimento». Questo atteggiamento la rende un modello per tante giovani aspiranti calciatrici. «Spero di dare un esempio positivo alle bambine. Il mio sogno era fare della mia passione il mio lavoro, e ci sono riuscita. Ora voglio aiutare chi verrà dopo di noi a trovare una strada ancora più spianata. Tante generazioni hanno lavorato per aprire le porte del calcio femminile, ora tocca a noi renderlo ancora più grande».

Guardando avanti, Annamaria Serturini ha le idee chiare su cosa significhi essere un'atleta della sua generazione. «Noi della Gen Z siamo cresciuti con la consapevolezza di dover costruire il nostro futuro con determinazione. Sappiamo che le cose non ci vengono regalate, ma questo ci rende ancora più affamati di successi. Non abbiamo paura di metterci in gioco, di cambiare, di innovare. Questo vale nel calcio come nella vita». Con determinazione e un sorriso sempre presente, Annamaria Serturini continua a scrivere il suo capitolo nel calcio femminile. Una storia di ambizione, resilienza e voglia di cambiare le regole del gioco.

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